Da Posillipo a Cuma: un viaggio nei Campi Ardenti

I Campi Flegrei: vulcani di risorseI Campi Flegrei: vulcani di risorse

I Campi Flegrei: vulcani di risorse stupefacenti

Campi Flegrei, dal greco phlegraios, ardente, è un chiaro riferimento alla natura vulcanica di questa zona che si estende nella parte nord-ovest di Napoli. Sono tuttora visibili ventiquattro tra crateri ed edifici vulcanici; l’attività vulcanica è ancora ben presente e si manifesta sotto forma di mofete, sorgenti termali, solfatare ma soprattutto con il bradisismo, un movimento lento, progressivo e verticale della terra rispetto al livello del mare ben visibile nel Serapeo, più noto come Tempio di Serapide, mercato pubblico dell’antica Puteoli, al cui centro sulle tre grandi colonne si notano i fori scavati dai litodomi, datteri di mare, ad un’altezza di 6,30m, quindi circa +9 s.l.m. (evidente sommersione e successivo risollevamento della fascia costiera). L’intera area è diventata oggetto di azioni del Parco Regionale dei Campi Flegrei istituito nel 1993. Il Parco promuove azioni di tutela delle caratteristiche naturali, ambientali e storiche per promuovere la ricerca scientifica e l’educazione ambientale nei Campi Flegrei Campania.

Un’iniziativa recente che propone itinerari di visita innovativi che include i luoghi più interessanti di questa affascinante terra si chiama Retour Campi Flegrei: il visitatore, grazie alle soste consigliate, riscopre luoghi e i sapori attraverso un lento viaggiarre.

Per un tour Campi Flegrei si consigliano le seguenti  località da visitare per gli aspetti archeologici e naturalistici e morfologici: Baia, Bacoli, Cuma, Miseno e Pozzuoli.

 

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Baia

Il nome Baia trae origine dal leggendario viaggio di Ulisse che qui seppellì il suo amico Bajos. Situata nel Golfo di Pozzuoli, questa ridente località fu scoperta già in epoca romana per il suo clima mite, la vicinanza al mare, la presenza di fonti termali. È proprio qui che lungo la costa i ricchi romani edificarono le loro ville marittime. Si componevano di vari edifici e si sviluppavano sui terrazzamenti adagiandosi sul terreno e sfruttandone i punti panoramici; ed è qui che gli antichi romani potevano dedicare il loro tempo all’otium.

Al largo del porticciolo di Baia, sino all’altezza del lago di Lucrino si estende il Parco Sommerso di Baia, Area Marina Protetta istituita nel 2002 con decreto ministeriale per tutelare, valorizzare i resti archeologici che oggi si trovano sotto il livello del mare a causa del bradisismo che nel corso dei secoli ne ha provocato la completa immersione. Diviso in tre zone di riserva, Zona A di riserva integrale, Zona B di riserva generale, Zona C di riserva parziale, il parco custodisce sui suoi fondali i magazzini dell’antico Portus Julius, resti di ville marittime, ambienti di terme, ninfei, mosaici, e apparati decorativi come statue che attualmente sono esposte in una sala del Castello Aragonese di Baia. Il Castello è la sede del Museo Archeologico dei Campi Fregerei; al suo interno è stata ricostruita la decorazione del Sacello degli Augustali i cui resti, semi sommersi anch’essi, sono ancora visibili a Miseno. Infine, non può mnancare una escursione al Parco Archeologico di Baia. Si sviluppa si 5 terrazze denominate Terme di Venere, della Sosandra, delle Terrazze, Terme inferiori, e di Mercurio, che affacciano proprio sul porto di Baia.

 

 

Bacoli

È un altro comune che si affaccia sul mare , nel golfo di Pozzuoli, ricco di testimonianze archeologiche. Qui è possibile visitare la cosiddetta Tomba di Agrippina, che in realtà sono resti di una villa marittima che sorgeva in prossimità del mare, oggi non visibile, ma di cui si possono scorgere i tre emicicli su più livelli trattandosi di un teatro (I sec. d.C.) trasformato in ninfeo ad esedra (fine I inizi II sec. d.C.).

 

antro della sibilla cuma

Cuma

Cuma, fondata dopo la metà dell’VIII secolo a.c. da Greci provenienti dall’isola di Eubea, fu la polis greca più antica dell’Occidente. Divenne una città fiorente estendono il suo predominio sull’intera area napoletana . Molte furono le battaglie contro Latini ed Etruschi e proprio alla fine del V secolo a.C. dovette arrendersi ai Sanniti per divenire una cittadina romana.

Il sito archeologico è noto per il famoso Antro della Sibilla citato da Virgilio nell’Eneide, una galleria tufacea rettilinea, alta circa 5 metri e lunga 130m, scavata in due diversi momenti e dalla forma trapezoidale. Sono state alcune scoperte e studi recenti che hanno modificato l’interpretazione originaria sulla funzione del luogo, da oracolo della  Sibilla Cumana,  a passaggio militare. Percorrendo la Via Sacra si giunge all’acropoli, dove è visibile un’altra galleria tufacea (sempre con funzione militare), la Crypta che serviva a collegare il porto di Cuma col Portus Iulius. Proseguendo lungo la Via Sacra sulla destra sorgono i resti del Tempio di Apollo, di epoca greca, ricostruito in epoca sannitica e romana, per poi divenire basilica cristiana nel V sec. d.C. Proseguendo si giunge al Tempio di Giove,  V sec. a.C.,  ricostruito in epoca sannitica e poi in età giulio-claudia, infine trasformato in basilica cristiana.

Da qui si ammira la città bassa, con gli edifici del Foro, costruito tra il II e il I sec. a.C., i resti        della Masseria del Gigante, probabilmente un impianto termale di età imperiale, quelli delle Terme realizzate nel II secolo d.C., dell’Anfiteatro risalente al II sec. a.C., e del santuario consacrato ad Iside nell’antica area portuale.

Via Acropoli 1 - 80078 Pozzuoli (NA). Aperto tutti i giorni dalle 9.00 a un’ora prima del tramonto.

 

Miseno

Capo Miseno sorge su un promontorio di tufo giallo alla cui sommità si trova un faro molto importante per la navigazione. Non può mancare un visita al Sacello degli Augustali (il cui apparato decorativo è ricostruito nel Castello Aragonese di Baia), luogo destinato al culto dell’imperatore, e del quale soggi sono visibili resti semisommersi a causa del bradisismo; e alla Piscina Miribalis, la più grande cisterna di acqua potabile costruita in epoca romana. L’acquedotto augusteo, un tragitto di circa 100 chilometri, portavano l’acqua dalle sorgenti del Serino (AV) sino a Napoli e ai  Campi Flegrei. L’interno è maestoso: alta 15 m, lunga 72m la cisterna è ricoperta da una volta a botte sostenuta da 48 pilastri. Dai pozzetti superiori entrano raggi di luce che donano illuminano l’ambiente con giochi di luci ed ombre.

 

Pozzuoli

Pozzuoli, l’antica Puteoli, che si estende su uno sperone di tufo sul golfo di Pozzuoli tra Posillipo e Capo Miseno, è il centro più importante dei Campi Flegrei. È proprio su questo promontorio che si sviluppa Rione Terra che ebbe il suo massimo splendore con l’Imperatore Augusto che vi insediò la colonia Iulia Augusta Puteoli e che trasformò in porto di approdo della rotta Egitto – Roma per il trasporto del grano.

Oggi Pozzuoli è una fiorente cittadina turistica. Grazie alla presenza di siti archeologici, terme, parchi naturali, aree marine protette e agli aspetti geologici che ne connotano il territorio regalandogli caratteristiche forme, è un luogo da un fascino unico che suggestione il turista con le sue ricchezze culturali e naturali.

Da non perdere sono il cosiddetto Tempio di Serapide, Macellum, antico mercato romano edificato agli inizi del II secolo d.C. sulle cui colonne centrali sono evidenti le  tracce di quando il sito fu completamente sommerso dal mare a causa del fenomeno vulcanico definito bradisismo; l’Anfiteatro Flavio, terzo in grandezza in Italia, risale all’età flavia, tardo I secolo d.C., poteva ospitare fino a 40.000 persone era la sede dei giochi di gladiatori e attualmente sono ancora visibili gli ambienti sotterranei utilizzati per realizzare dinamiche scenografie; la Solfatara, uno dei quaranta vulcani attivi dell’estesa caldera flegrea conosciuto per le sue fumarole (emissioni di vapore acqueo e vapori sulfurei), le mofete(emissioni di anidride carbonica), le sorgenti di acque minerali e i piccoli vulcanetti di fango (getti di fango bollente).

 

Percorsi naturalistici nei Campi Flegrei: I laghi

L’area flegrea affascina per il suo paesaggio. L’attività vulcanica è molto presente ed evidente nelle manifestazioni naturali e anche nelle forme che ha assunto il paesaggio. In alcuni casi, crateri ormai spenti di vulcani, hanno dato origine a laghi: belli da visitare con piacevoli passeggiate a piedi.  

 

Lago d’Averno

Citato da Omero e da Virgilio perché considerato in antichità l’ingresso dell’Ade (dell’oltretomba), si trova ad Arco Felice. Lungo la sua sponda orientale, circondati da vigneti, sono ancora visibili i resti di un’antica terma romana detta “Tempio di Apollo” (il Dio protettore della Sibilla). Il lago sorge nei pressi del Monte Nuovo, il più giovane dei vulcani dell’area flegrea, che secondo la tradizione si è formato in soli tre giorni a seguito di un’intensa attività vulcanica risalente al 29 settembre del 1538.

 

Lago Lucrino

Non lontano dal Lago d’Averno si trova il lago più piccolo dell’area flegrea, il Lago di Lucrino. In epoca romana i due laghi erano collegati mediante un canale. Il lago di Lucrino nel 90 a.C. era famoso per gli allevamenti di pesci e ostriche che furono installati dal senatore Sergio Orata. A seguito del bradisismo, però, l’acqua di mare entrò nel lago danneggiando gli allevamenti. Giulio Cesare fece realizzare grandi opere di restauro e soprattutto di innalzamento della via Herculea.

Il lago era collegato al mare, al Portus Julus, mediante un canale. Attualmente le strutture dei magazzini del porto sono sommerse e sono tutelate dall’Area Marina Protetta – Parco Sommerso di Baia.

 

Lago Miseno

Il lago Miseno, o Mare Morto, è separato dal mare da una lingua di spiaggia ed è collegato al porto di Miseno tramite un canale. In epoco romana veniva utilizzato come porto dalla città di Cuma.

 

Lago Fusaro

Il lago è di origine lagunare, si trova nei pressi di Torregaveta. Al centro sorge la famosa Casina Vanvitelliana progettata alla fine del ‘700 dall’architetto Vanvitelli. L’area divenne residenza di caccia per volontà del re Ferdinando IV.